Patrizia Genovesi - Il Bianco e il Nero - Mostra Fotografica

Fino al 10 luglio 2008 al Giammaria
via Padre Semeria 75 Roma - Giammaria.  tel.06.51606902 Orario lu-ve 10/19.30 sa 10/13.


IL bianco e il nero

“….immaginavo una vita a colori ma la vivevo in bianco e nero, come una lunga sequenza di grigi più o meno intensi, modulati da diverse quantità di luce. Questa era la percezione della ragione che discerne, che raggruppa i concetti e le esperienze per categorie omogenee, le riconduce a quello che la realtà è nella sua natura: un eterno contrasto tra morte e vita.” controc@nto

Gran parte della foto d’autore è scattata in bianco e nero. Gran parte dei reportage sono scattati in bianco e nero. Si dice che il bianco e nero sia uno stile per “intenditori”.

Ci si chiede perché, visto che il mondo è a colori. Visto che il colore è stato l’elemento qualificante della grande pittura, visto che l’avvento del colore nel cinema è stata considerata una rivoluzione. Come coesistono l’alta definizione con l’impressionismo pittorico, l’iperrealismo e il cromatismo esasperati con la bicromia? Perché mentre il grande fotografo fa del bianco e nero la sua caratteristica, il pittore la fa del colore ed entrambi raccontano la realtà? E’ una scelta stilistica o c’è qualcosa di più?

In altre parole qual è il fascino del bianco e nero e soprattutto qual è la sua potenza? La nostra percezione della realtà avviene in gran parte attraverso i contrasti, per vuoti e per pieni, per presenze e per assenze e non solo nella realtà visiva ma anche in quella emozionale. Il buio è assenza di luce, il deserto è assenza di acqua più che presenza di sabbia, il male assenza di bene. Luce, acqua, bene, vita: sono presenze. Buio, deserto, male, morte: sono assenze. Il bianco e il nero ripropongono visivamente l’eterna dualità tra vita e morte. In mezzo scorre l’esistenza con i suoi infiniti toni di grigio.

Il bianco e il nero richiamano l’essenza: l’uno è l’assorbimento di ogni cromatismo, l’altro la sintesi. Contengono ogni colore, ogni presenza vitale, ogni mancanza.

Patrizia Genovesi

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Con gli occhi saturi e il cuore gonfio è un uomo solo che si avventura nel terzo millennio.

Crogiuolo di potenzialità inespresse, desideri, progetti e sogni stroncati sovente da una mentalità nichilista e razionale ai limiti dell’irragionevole, al mito di dio sostituì il mito di sé. Portato in vetta al monte diede la propria anima per regni che non sempre gli vennero accordati. Nel vendere se stesso svendette la sua terra e il suo onore. Non riconobbe la sua casa, bevve l’acqua dei suoi figli, tolse il pane dalle loro mense.

Ora la belva impazzita divora la propria progenie. Il mondo che lascerà loro non lo riguarda.

Brancola per la rete, entra dallo stargate dell’anima, propone le proprie perversioni, i propri miti delusi elusi illusi. Si vende per poco amore. Narra di sé, dell’uomo che è stato, narra dell’uomo sognato dai padri sconfitti, narra di madri baldracche di orrori dell’anima, di intimità violate, di lacrime consumate nella notte delle proprie solitudini. Ora si gioca tutto, il giocatore d’azzardo, per un poco di ascolto. Gioca il suo nulla e il suo tutto, per un solo attimo di verità.

Ora si fida di quello che vede l’uomo. Non si fida di quello che sente l’uomo. E da quando gli hanno detto che anche la vista è un inganno non crede ai suoi occhi. Gira vorticosamente nel suo inferno, sbatte contro le pareti della sua casa oramai cieco.

E se cieco sono, disse a se stesso, chiuderò le palpebre per meglio vedere. Saranno i sensi a guidarmi.

Solcò ogni corpo quest’uomo, lo plasmò con le mani e tastò nel buio ogni anima persa trovasse lungo il cammino. Sentì le spine trafiggergli la carne ed ebbe nostalgia della luce.

I traghettatori

Alcuni di noi nascono traghettatori.
Capita che durante il viaggio, nei momenti di burrasca o di bonaccia, gli uomini e le donne li cerchino, credano di non poter fare a meno della loro barca, della condivisione delle notti senza luna e dei momenti di ansia quando sembra che l’oceano ti debba inghiottire.
Quando arrivano in vista della terra il sole illumina il traghettatore, ne evidenzia le rughe e la pelle consumata dalla salsedine, l’anima inquieta in perenne moto. Solo allora gli uomini e le donne capiscono di essere fatti per la terra. Salutano lievemente i traghettatori e a volte li pagano.
I traghettatori conducono gli uomini e le donne all’altra riva,
sia essa una donna, un uomo, un cammino.
A volte la solitudine o la morte.

La storia del mondo

E fu così che per sentirsi meno solo, Egli decise di scrivere un racconto.
Volle esprimere se stesso in un’opera compiuta e condividere con altri i suoi pensieri.
Tracciò dunque con sapienza braccia e gambe di questo primo personaggio e gli parlò. Ma il suo personaggio lo fissava muto.
L’uomo infatti, non sapeva quanto è profonda la solitudine di un Dio.
Questa premessa è necessaria per capire come un romanzo sia in realtà l’atto di una penna che trasforma una figura di carta in vita e il movimento in tempo e l’aria in respiro. E di come poi la figura di carta si innamori del suo libro, di questo libro che si chiama Storia, fino a volere essa stessa scrivere un romanzo eterno, per raccontare all’universo del suo inferno e del suo sogno che si chiama paradiso.

Minerva

Quando vedo una persona troppo gentile mi chiedo sempre che cosa abbia da farsi perdonare. Ma quando conobbi Teresa mi porse la mano sorridendo con tale dolcezza, da farmi credere che la sua cortesia fosse il moto di un animo nobile. Dopo sei mesi fuggì con mio padre.

La sera prima mi invitarono entrambi a cena e lui mi regalò una spilla che ancora conservo. E’ stata la sua eredità. E’ d’oro e raffigura la dea Minerva. La fermezza è così acuminata da mettere in pericolo gli abbracci più stretti, per questo l’ ho conservata nella cassaforte dello studio. E per tutta la vita ho navigato con costanza e dolore. Oggi conto novanta anni. Posso indossarla finalmente e declinare con grazia le effusioni altrui, per continuare a preservarli dall’onere del vedere sulla loro carni quanto la conoscenza ferisca e allontani i più.