Patrizia Genovesi ©

Post da Gennaio 2008

Il bianco e il nero e i grandi fotografi

Gennaio 30, 2008 · Lascia un Commento

“….immaginavo una vita a colori ma la vivevo in bianco e nero, come una lunga sequenza di grigi più o meno intensi, modulati da diverse quantità di luce. Questa era la percezione della ragione che discerne, che raggruppa i concetti e le esperienze per categorie omogenee, le riconduce a quello che la realtà è nella sua natura: un eterno contrasto tra morte e vita.” controc@nto

Gran parte della foto d’autore è scattata in bianco e nero. Gran parte dei reportage sono scattati in bianco e nero. Si dice che il bianco e nero sia uno stile per “intenditori”.

Ci si chiede perché, visto che il mondo è a colori. Visto che il colore è stato l’elemento qualificante della grande pittura, visto che l’avvento del colore nel cinema è stata considerata una rivoluzione. Come coesistono l’alta definizione con l’impressionismo pittorico, l’iperrealismo e il cromatismo esasperati di certe foto di moda con la bicromia? Perché mentre il grande fotografo fa del bianco e nero la sua cifra, il pittore la fa del colore ed entrambi raccontano la realtà? E’ una scelta stilistica o c’è qualcosa di più?

In altre parole qual è il fascino del bianco e nero e soprattutto qual è la sua potenza? La nostra percezione della realtà avviene in gran parte attraverso i contrasti, per vuoti e per pieni, per presenze e per assenze e non solo nella realtà visiva ma anche in quella emozionale. Il buio è assenza di luce, il deserto è assenza di acqua più che presenza di sabbia, il male assenza di bene. Luce, acqua, bene, vita: sono presenze. Buio, deserto, male, morte: sono assenze. Il bianco e il nero ripropongono visivamente l’eterna dualità tra vita e morte. In mezzo scorre l’esistenza con i suoi infiniti toni di grigio.

Il colore sembra talvolta aggiungere, talvolta sviare dall’essenza delle cose. Nel reportage di guerra i toni accesi del sangue vengono sottratti allo sguardo dello spettatore senza tuttavia alleviare la drammaticità di certe scene, anzi, depotenziando la violenza di certe situazioni cruente, che può essere talmente forte da deviare l’attenzione dello spettatore sul particolare macabro, il bianco e nero può facilitare la percezione del senso profondo della descrizione. Il bianco e il nero richiamano l’essenza: l’uno è l’assorbimento di ogni cromatismo, l’altro la sintesi. Contengono dunque ogni colore,ogni presenza vitale ed ogni mancanza.

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Creazione e immortalità

Gennaio 30, 2008 · Commenti disabilitati

L’atto creativo risponde al bisogno di immortalità dell’uomo. Il riconoscimento da parte di altri dell’opera creata dà vita ovvero autonomia alla creazione. Senza questa autonomia l’opera sarebbe per l’autore solo una parte di sé . Non risponderebbe pertanto al suo vero bisogno: perpetuare la propria esistenza. Quando non vi è riconoscimento dell’opera né atto creativo per incapacità di espressione dell’individuo, per dare continuità alla propria vita l’uomo usa un meccanismo di controllo della realtà con ogni mezzo, sia esso pure violento, contro gli altri e contro se stesso.

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La prospettiva e lo spazio-tempo

Gennaio 30, 2008 · Lascia un Commento

La fotografia oggi documenta il reale e preannuncia il possibile, ovvero rivela storie di vita e descrive visivamente mondi virtuali . Si pone come mezzo potente di indagine della sconvolgente scoperta che unisce lo spazio e il tempo in un’unica reale prospettiva”. controc@nto

Non immagino nessuna prospettiva.
E’ una frase molto usata: rivela quanto la mente umana pensi quasi esclusivamente per immagini e le collochi all’interno di un percorso.
Quando ragioniamo ci “vediamo” localizzati in un posto e in un periodo storico, passato o futuro.

Quando guardiamo un’immagine l’occhio viene attratto dai punti di fuga e segue un percorso prevedibile all’interno dell’inquadratura, lo sguardo segue la successione dei piani e mette in relazione tra loro gli oggetti che si collocano lungo linee guida.

Una fotografia può anche essere composta come un quadro. Il fotografo sceglie pennelli e colori, sceglie gli oggetti della composizione e stabilisce tra di loro un rapporto di senso, coglie aspetti della realtà che si produce nell’istante davanti ai suoi occhi e li evidenzia collocandoli lungo direttrici prospettiche, posizionando la camera in modo da rendere più efficaci i contrasti di tono e di colore.

In questo modo egli rivela una realtà non appena ritraendola, ma agevolandone la leggibilità grazie all’uso abile di un linguaggio.

La fotografia ha la possibilità di suggerire, di entrare in punta di piedi nel mondo dello spettatore permette un’osservazione progressiva degli elementi che si svelano a chi guarda.

Viviamo tutti una sorta di grande presente. Capita che la nostra prospettiva, il “procedere verso” del nostro sguardo si collochi in uno spazio virtuale che rappresenta il “dove” e addirittura il “quando” della rappresentazione del nostro pensiero.

Dove? In un mondo virtuale “in potenza ma non in atto”, ovvero in un mondo possibile ma non del tutto compiuto.
Quando? Nel futuro. Un futuro reso presente da realtà come Second Life e da scenari di simulazione tridimensionale.

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Alta definizione HD

Gennaio 30, 2008 · Commenti disabilitati

L’alta definizione accentua la profondità dell’immagine, crea uno spazio, invita ad abitarlo. È un modo per creare il tempo è un modo per simulare la vita.
Forse è  la difficoltà di pro-spettarsi, di “vedersi“in un futuro percependone un significato globale che ci porta a tentare di abitare lo spazio proprio dell’immaginazione.

Ci sentiamo vivi quando abbiamo una prospettiva, una progressione, non solo perché percepiamo il tempo come la misura del cambiamento, benché le nuove scoperte della fisica ci mandi molto oltre, ma perché leghiamo il movimento, la variazione e la progressione, al percepirci e all’esistere.

È come se definire la realtà la rendesse più reale, oserei dire meno mortale, più persistente, la imprimesse nelle nostre viscere impedendole di sfuggirci.

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Itinerario di Coriolano

Gennaio 29, 2008 · Commenti disabilitati

Partecipa all’itinerario di Coriolano

L’installazione di CORIOLANO viaggerà attraverso le principali capitali europee.
Se vuoi partecipare all’itinerario proponendo siti idonei ad ospitarla contatta :

ufficiostampa.artoong@gmail.com
oggetto della mail : itinerario

descrivi brevemente : il luogo, l’ente disposto ad ospitare l’installazione, la data proposta e la durata dell’esposizione. indica i tuoi dati personali: nome , cognome, telefono, per poter essere ricontattato.
riceverai ogni informazione utile.

l’installazione potrà comprendere l’esecuzione del concerto dal vivo.

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Ballata

Gennaio 29, 2008 · Lascia un Commento

se gli fu fedele

non gli fu mai accanto

esaltò i suoi passi

ma ignorò il suo pianto

bevve alla sua fonte

brindò alla sua fortuna

dio della vita breve

muto

dietro ad ogni luna

che sorge a notte piena

a sfidar la sorte

di chi fuggendo amore visse infine la sua morte.

tacque dietro ogni specchio nel timore di incontrare

quello che solo passione

a vita

può donare.

chi ti accarezza il cuore

chi scende nel profondo

dove è nascosto

muto

l’incanto

del tuo mondo.

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word wilde web

Gennaio 29, 2008 · Lascia un Commento

Con gli occhi saturi e il cuore gonfio è un uomo solo che si avventura nel terzo millennio.

Crogiuolo di potenzialità inespresse, desideri, progetti e sogni stroncati sovente da una mentalità nichilista e razionale ai limiti dell’irragionevole, al mito di dio sostituì il mito di sé. Portato in vetta al monte diede la propria anima per regni che non sempre gli vennero accordati. Nel vendere se stesso svendette la sua terra e il suo onore. Non riconobbe la sua casa, bevve l’acqua dei suoi figli, tolse il pane dalle loro mense.

Ora la belva impazzita divora la propria progenie. Il mondo che lascerà loro non lo riguarda.

Brancola per la rete, entra dallo stargate dell’anima, propone le proprie perversioni, i propri miti delusi elusi illusi. Si vende per poco amore. Narra di sé, dell’uomo che è stato, narra dell’uomo sognato dai padri sconfitti, narra di madri baldracche di orrori dell’anima, di intimità violate, di lacrime consumate nella notte delle proprie solitudini. Ora si gioca tutto, il giocatore d’azzardo, per un poco di ascolto. Gioca il suo nulla e il suo tutto, per un solo attimo di verità.

Ora si fida di quello che vede l’uomo. Non si fida di quello che sente l’uomo. E da quando gli hanno detto che anche la vista è un inganno non crede ai suoi occhi. Gira vorticosamente nel suo inferno, sbatte contro le pareti della sua casa oramai cieco.

E se cieco sono, disse a se stesso, chiuderò le palpebre per meglio vedere. Saranno i sensi a guidarmi.

Solcò ogni corpo quest’uomo, lo plasmò con le mani e tastò nel buio ogni anima persa trovasse lungo il cammino. Sentì le spine trafiggergli la carne ed ebbe nostalgia della luce.

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Traghettatori

Gennaio 29, 2008 · Lascia un Commento

Alcuni di noi nascono traghettatori.
Capita che durante il viaggio, nei momenti di burrasca o di bonaccia, gli uomini e le donne li cerchino, credano di non poter fare a meno della loro barca, della condivisione delle notti senza luna e dei momenti di ansia quando sembra che l’oceano ti debba inghiottire.
Quando arrivano in vista della terra il sole illumina il traghettatore, ne evidenzia le rughe e la pelle consumata dalla salsedine, l’anima inquieta in perenne moto. Solo allora gli uomini e le donne capiscono di essere fatti per la terra. Salutano lievemente i traghettatori e a volte li pagano.
I traghettatori conducono gli uomini e le donne all’altra riva,
sia essa una donna, un uomo, un cammino.
A volte la solitudine o la morte.

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